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Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga) lo spettacolo ripercorre per frammenti l’immaginario eroico di una generazione cresciuta davanti alla Tv. “Ero bambino, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, quando arrivarono in Italia i primi cartoni animati giapponesi.
Era l’Italia delle stragi, del rapimento di Aldo Moro, delle Brigate Rosse e dell’ascesa di Silvio Berlusconi e delle sue televisioni, ma questo io non lo sapevo ancora. Ignaro di trovarmi nel bel mezzo degli anni di piombo vivevo l’infanzia tra robot d’acciaio. Diseducativi? Violenti? Pericolosi? Puo’ darsi.
D’altronde sono stati loro i nostri veri genitori. Tutto cio’ che so, che sento e sono, e’ cominciato - nel bene o nel male - davanti alla TV.”
“Fra i personaggi di cui credo che sentiremo parlare sempre piu’ spesso in un prossimo futuro c’e’ probabilmente Daniele Timpano, una presenza anomala, bizzarra, finora nota soprattutto al pubblico di certi festival. Gia’ tentare di trovare una precisa definizione per Timpano e’ un’impresa complicata, perché non e’ propriamente un attore, non e’ un narratore in senso stretto, non e’ un performer […] un tipo strambo che non esita a portare in scena i propri pregi e i propri difetti, e intorno ad essi va costruendo un suo personale modello di teatro.[…] credo che Timpano abbia il dono della sgradevolezza, che dal punto di vista teatrale e’ spesso una ricchezza, non un limite: […] essa ne fa una figura non banale. La sgradevolezza […] riguarda i gesti, le movenze un po’ impacciate e disarmoniche, la recitazione schizzata, ripetitiva, all’apparenza inconcludente. Ma forse riguarda anche la scelta degli argomenti, che hanno qualcosa di provocatorio e vagamente urtante. Nella buffa trattazione si insinuano acri umori autobiografici, ribolle un’intelligenza aguzza che penetra come una trivella nella sensibilita’ dello spettatore.” Renato Palazzi – critico teatrale
di e con Daniele Timpano