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La poesia di Eugenio Montale (1896-1981), premio Nobel per la letteratura nel 1975, è avvertita come la voce che più compiutamente tematizza il «male di vivere» dell’uomo contemporaneo, la cosiddetta «cultura del negativo». Da “Ossi di seppia” (1925) e “Occasioni” (1939) fino a “La bufera e l’altro” (1956), “Satura” (1971) e “Quaderno di quattro anni” (1977), il poeta ligure dà, infatti, voce alla visione pessimistica e desolata di un mondo in crisi per il crollo degli ideali romantici e positivistici, dove tutto appare dominato dall’inquietudine, dal dolore, dalla sconfitta, da un sentimento di «totale disarmonia con la realtà». Ciò, tuttavia, non annulla l’ansia conoscitiva dello scrittore, che continua a cercare un «varco», un «anello che non tiene», come si legge nelle poesie “La casa dei doganieri” (1939) e “Limoni” (1921-’22), così da scoprire il senso ultimo della vita.
Centrale in questo pensiero è, inoltre, la poetica dell’oggetto», in base alla quale le «piccole cose» quotidiane, ma anche gli elementi del roccioso e assolato paesaggio dell’amata Liguria diventano, attraverso una tecnica di rappresentazione conosciuta con il nome di «correlativo oggettivo», emblemi di un’emozione, di uno stato d’animo, di un ricordo. Tale linea lirica viene espressa con un linguaggio di grande incisività, scabro ed essenziale, che fa uso di parole comuni e gergali, tecnicismi e citazioni.
Lo spettacolo fa parte della rassegna "Perche' tu mi dici: poeta?". Ingresso: intero € 8.00, ridotto € 6.00.