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«[…] Situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo»: con queste parole Giacomo Leopardi (1798-1837), nei “Disegni letterari”, definisce la ricerca poetica degli idilli, componimenti di carattere soggettivo, personale e interiore, che gran parte della critica ha individuato come il nucleo più vitale, il momento più puro della sua lirica. Queste opere si suddividono in due segmenti. Agli anni compresi tra il 1819 e il 1821 risalgono i cosiddetti «Piccoli idilli», ossia le poesie “La sera del dì di festa”, “Alla luna”, “L’infinito”, “Il sogno”, “La vita solitaria” e il frammento dal titolo “Lo spavento notturno”. Al biennio 1828-1830 sono, invece, ascrivibili i canti pisano-recanatesi, a lungo indicati come «Grandi idilli», cioè “A Silvia”, “Le ricordanze”, “La quiete dopo la tempesta”, “Il sabato del villaggio”, “Il passero solitario” e “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. L’insieme di queste liriche compone la «storia di un’anima». Si configura cioè come la riscrittura, in chiave poetica, di una quotidianità autobiografica, grondante di delusione e amarezza, nella quale gli stati d’animo, le situazioni e le persone dell’infanzia e della giovinezza, nonché i paesaggi della movimentata e colorata Recanati (il «natio borgo selvaggio»), vengono rivisitati attraverso il filtro del ricordo e della nostalgia.
Lo spettacolo fa parte della rassegna "Perche' tu mi dici: poeta?". Ingresso: intero € 8.00, ridotto € 6.00.