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«Il fanciullino eterno che vede tutto con meraviglia, tutto come la prima volta: […] sogna, parla alle bestie e agli alberi […] alle nuvole. […] Popola l’ombra di fantasmi e il cielo di dei. Impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare». E’ questo il poeta secondo quanto Giovanni Pascoli (1855-1912) scrive nella prosa “Il fanciullino”, pubblicata nel 1897 sulla rivista culturale “Il Marzocco” e riedita nel 1903 sul volume “Miei pensieri di varia umanità” . Da queste considerazioni, nasce l’attenzione dello scrittore romagnolo per la cosiddetta «poetica delle piccole cose», della quale massimi esempi si hanno nelle raccolte “Mirycae” (1891-1903), “Primi poemetti” (1897-1907) e “Canti di Castelvecchio” (1903-1912).
Giovanni Pascoli si fa, dunque, cantore della semplicità e della genuinità della vita campestre, della quale offre suggestivi ritratti di gusto impressionistico in poesie quali “Lavandare” e “Novembre”, ma dà anche voce al calore degli affetti familiari, visti come «nido» protettivo. In molte sue liriche, da “X Agosto” a “La cavallina storna”, da “La voce” a “Aquilone”, ricorrono, inoltre, i temi della tragedia familiare e del ricordo dei «cari morti», rivisitati attraverso la chiave della «memoria emotiva».
Lo spettacolo fa parte della rassegna "Perche' tu mi dici: poeta?". Ingresso: intero € 8.00, ridotto € 6.00.