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«Incomincio il “Porto sepolto”, dal primo giorno della mia vita in trincea, e quel giorno era il […]Natale del 1915, e io ero sul Carso, sul Monte di San Michele. Ho passato quella notte coricato nel fango, di faccia al nemico che stava più in alto di noi ed era cento volte più armato di noi. Nelle trincee, quasi sempre nelle trincee. […] per un anno si svolsero i combattimenti». Così Giuseppe Ungaretti (1888-1970) ricorda la genesi del suo primo libro di poesie, il “Porto sepolto”, pubblicato nel 1916, in edizione limitata a ottanta copie, presso una tipografia di Udine e rieditato nel 1923 dalla Stamperia Apuana di La Spezia, sempre per interessamento dell’amico Ettore Serra. In queste trentatré liriche, così come nelle sezioni “Naufragi” e “Girovago” della raccolta ”L’allegria” (1919 e -1931), tutte riunite nel volume “Vita di un uomo” (1969), Giuseppe Ungaretti narra l’esperienza della prima guerra mondiale, da lui stesso vissuta come soldato semplice presso il XIX Battaglione di fanteria.
Scritti su «cartoline in franchigia, margini di vecchi giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute», i versi ungarettiani dal fronte, sempre corredati da una data e dall’indicazione di un luogo, hanno il sapore delle pagine di un diario intimo; sono il racconto della vita un uomo solo, in mezzo a tanti uomini soli, costretto a vivere, giorno e notte, a contatto con l’odio e la violenza, a sperimentare l’esperienza della caducità della vita umana e della riduzione di ogni spazio della propria esistenza a maceria, «brandello di muro» (“San Martino del Carso”).
Da un punto stilistico, il verso è frammentato, il linguaggio scarno, la parola sillabata e carica di «un’intensità straordinaria di significato», la punteggiatura quasi inesistente, così da esprimere la condizione di fragilità e di inquietudine esistenziale che la guerra porta sempre con sé.
Lo spettacolo fa parte della rassegna "Perche' tu mi dici: poeta?". Ingresso: intero € 8.00, ridotto € 6.00.