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La sagra è un lavoro di gruppo ma nella grande corsa si è perdutamente soli. Il corpo si sbilancia, cade nel desiderio di abbracciare tutto lo spazio “digeribile”, ci si abbraccia, ci si sposta un po’ violentemente, un po’ violentati come per scuotersi, per rimanere svegli. La sagra è il tempo interiore che si confonde, che si ferma, mescolata al resto dei suoni del mondo. Dissacrare come reinventare un nuovo sacro, per noi il sacro è politica e necessità. Il cambiamento comincia da noi, dalla ferinità con cui lo vogliamo. (Note della compagnia).