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L’acrostico o acronimo è il gioco enigmistico in cui i capoversi di una poesia, oppure le soluzioni di indovinelli all’interno una poesia, letti di seguito danno una parola di senso compiuto.
In particolare l’ “acrostico bizzarro” è una dichiarata citazione da “La Settimana Enigmistica”, il settimanale cult che vanta non so più quanti tentativi di imitazione.
In realtà l’origine di questo giochino è più nobile, legata al culto religioso dei paleocristiani che, evidentemente, avevano il gusto dell’enigmistica.
Nel nostro caso (molto meno culturale!) l’acrostico è poco più di un pretesto e molto più di un gioco... e, infine, niente affatto risolutivo ai fini della vicenda che, avendo la forma sostanziale di un giallo, non è raccontabile, pena la naturale perdita di interesse.
Che cosa si può dire, quindi?
I personaggi sono cinque (in realtà sei, ma il sesto non compare mai): una coppia (Enrico e Kelly) due loro amici (Laura e Luca) e uno strano individuo (Reinmann) che arriva a innescare la miccia della storia, nel bel mezzo di una simpatica cenetta.
L’ambientazione è a Genova (per affetto), ma potrebbe essere qualsiasi città del mondo.
La scena è il classico appartamento borghese, con tanto di tavola imbandita.
La vicenda è articolata in quattro quadri alla fine dei quali accade sempre qualcosa che ribalta la situazione (almeno apparentemente) o propone una possibile svolta dei fatti, fino alla conclusione di cui si può anticipare solo che, una volta di più, il colpevole è il meno sospettato.