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Incomunicabilità, relatività del reale e finitudine della vita umana: sono questi i temi al centro dell'atto unico "L'uomo dal fiore in bocca", che Luigi Pirandello mutuò dal racconto “Caffè notturno” del 1918, ripubblicato cinque anni dopo con il titolo definitivo de “La morte addosso”, e il cui debutto sulla scena si ebbe il 21 febbraio 1923 al teatro degli Indipendenti di Roma.
Classico pirandelliano di grande impatto emotivo e di straordinaria forza drammatica, definito dai più come «un’ode sommessa alla vita che sfugge», il testo trasporta il pubblico all’esterno del caffè di una stazione ferroviaria, illuminato dalle luci fioche della notte. In questo scenario, squallido e crepuscolare, un «pacifico avventore» che ha perduto l’ultimo treno della sera e che, in attesa del convoglio successivo, lascia scorrere il tempo sorseggiando una bibita alla menta, si ritrova ad ascoltare la dolente storia di un uomo ammalato di epitelioma, un cancro o come scrive lo stesso Luigi Pirandello un fiore che la morte, passando, «ha ficcato» in bocca.
Il dialogo, o meglio il semi-monologo del protagonista, si configura come una meditazione sull'esistenza umana, sull’importanza della quotidianità e di tutto ciò che, in condizioni normali, appare insignificante. Dai braccioli delle sedie negli atri della stazione ai gesti che i commessi dei negozi compiono per fare un nodo a un pacco, dall’arredamento delle sale d’attesa dei medici all’imprevedibilità dei terremoti, tutto passa al vaglio dell’uomo malato, in un estremo e unico punto di contatto con la vita che sfugge, della quale egli vuole goderne fino allo stremo delle sue possibilità esistenziali, «come un rampicante alle sbarre d’una cancellata».
Lo spettacolo, riservato agli studenti delle scuole medie superiori, sarà preceduto da una lezione introduttiva su Luigi Pirandello e sul suo tempo. Seguirà dibattito con gli attori Gerry Franceschini e Mario Piciollo, e con la regista Delia Cajelli. L'appuntamento è fissato per mercoledì 6 maggio 2008, alle ore 10.15.