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“Commedia piacevole recitata in sogno in lingua familiare e rustica da nove donne e un ubriaco”: così recita il sottotitolo di questo spettacolo, che ha trionfato al 61° Festival Shakespeariano lo scorso luglio, a Verona.
La Bisbetica è una delle commedie di Shakespeare più rappresentate. Ne sono state realizzate anche versioni cinematografiche, con coppie d’attori come Douglas Fairbanks e Mary Pickford, e Richard Burton e Elizabeth Taylor. Il grande Cole Porter ne trasse il musical Kiss Me Kate. Scrivono i registi: “Le ragioni per una traduzione in dialetto si addicono, di solito, alla necessità di dare materialità allo stile alto o di far di nuovo percepire la mescolanza di stili e livelli, spesso cancellata dall’abitudine e dalla routine scenica. Probabilmente infatti la prima esigenza di ogni traduttore shakespeariano è di tentare di dare uno spessore - che sembra impossibile nell’italiano - a una lingua che ha insieme la concretezza del parlato e l’astrattezza della combinazione concettosa.” Le compagnie teatrali del tempo di Shakespeare erano composte
interamente da uomini. Il capovolgimento che qui si presenta - una compagnia di
tutte donne, anche per i ruoli maschili - non ha nulla di concettoso né è dettato da una volontà di stranezza fine a se stessa. Una commedia quasi interamente di personaggi maschili e assunta come prototipo di trama misogina per antonomasia nella tradizione, è un terreno naturale per un capovolgimento o, più semplicemente, per un rovesciamento di prospettiva.