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Suggestione.
Espressione dell’ineluttabilità degli eventi di fronte al feroce abbandono di ogni speranza che accompagna la brutalità della guerra; gioco d’atmosfere indurite e rarefatte dall’instabilità della condizione umana, dall'inevitabile labilità sentimentale che s’insinua fra le pieghe dei rapporti, fatalmente umani, dei protagonisti della scena.
Questo è "Pezzi di pelle".
Una sorta di “girotondo” irreale, dove s’incontrano - e si scontrano, soprattutto – coppie, improvvisate o meno, ma comunque destinate all’abbandono, al tradimento… al dramma. Cerchio che racchiude l'incosciente e vana tensione centrifuga verso una pace ormai perduta senza via di scampo, se non nella mera unione dei propri corpi: sempre più al centro del vizio circolare.
Così, la curiosa spettatrice-bambina, la prostituta Leontine, lo sprezzante Frank e la giovane Mary e poi ancora lo stralunato Alfred, l’ "inappuntabile" Elisabeth e Charlie l’aguzzino e Petit il poeta, diventano le tessere di un mosaico che, incastrandosi, danno forma all’immanente e desolato paesaggio delineatosi nell’impossibilità di dar corpo ad un sentimento d’amore puro: non c'è spazio, fra loro, neppure per l'impalpabile presenza benevola di una poesia. Poesia dai versi ormai distorti, inascoltati.
Otto personaggi, come brandelli d’esistenza: scorie, lacerti di un passato crudele come sa esserlo soltanto la vita; echi di realtà che vagano e s’intrecciano in un’ambientazione post-bellica, onirica, fra le rimembranze dolci e, contemporaneamente, dolorose di una verità identificabile ormai soltanto nella rovina reale. Nei resti.
"Semi in un guscio secco...", declamerebbe quel "piccolo" poeta.
Esili e terribili lembi della storia dell’uomo: denuncia e confessione della propria barbarie, della propria incapacità.
Pezzi di pelle, appunto.
Pezzi di noi.