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L’esperienza poetica di Salvatore Quasimodo (1901-1968), premio Nobel per la letteratura nel 1959, si suddivide in due parti: la prima, afferente alla stagione dell’ermetismo (1930-1942), viene compendiata nell’antologia “Ed è subito sera” (1942); la seconda, di impronta civile e democratica, si sviluppa dagli anni Quaranta in avanti e trova la sua massima espressione nelle raccolte “Giorno dopo giorno” (1947) e “La vita non è sogno” (1949).
Il ricordo della natia Sicilia, reinterpretata come luogo edenico della felicità e del paradiso perduto, l’amore per la tradizione classica dei greci, la meditazione sulla condizione dell'uomo moderno, sospeso tra sofferenza e solitudine, e, in un secondo tempo, l’attenzione alle problematiche sociali degli oppressi e degli sconfitti dalla guerra e dal «piede straniero sopra il cuore» sono le linee di fondo della produzione lirica dallo scrittore siciliano. «Letteratura come vita», secondo una felice espressione coniata da Carlo Bo nel 1938 sulla rivista fiorentina “Frontespizio”, è, dunque, la filosofia poetica dell’autore di “Uomo del mio tempo”(1935) e “Lamento per il Sud” (1946-’48).
All’attenzione per l’elemento biografico si unisce, in tutte queste liriche, l’interesse per l’essenzialità e la purezza dello stile: la lingua rifiuta sintassi e metrica tradizionale, gioca con le analogie e impiega figure retoriche.
Lo spettacolo fa parte della rassegna "Perche' tu mi dici: poeta?". Ingresso: intero € 8.00, ridotto € 6.00.