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Come è noto, nella magia notturna del suo Sogno, Shakespeare
intreccia abilmente i destini di molti personaggi eterogenei. L’altezzoso
principe di Atene in procinto di sposare la sua regina delle
Amazzoni. I quattro giovani innamorati confusi e in costante conflitto
fra loro.
Il re e la regina delle Fate più che mai umorali e sfuggenti. Gli
sprovveduti artigiani componenti una bizzarra compagnia amatoriale.
In un gioco teatrale e poetico ricchissimo di equivoci, sberleffi,
allusioni e colpi di scena, prende forma uno scenario fantastico di
ineguagliabile potenza evocativa, che è da sempre occasione per le
più svariate interpretazioni registiche.
Gioele Dix ha deciso di affrontare la regia del Sogno, che ha debuttato
con grande successo al 63° Festival Shakespeariano lo scorso
luglio a Verona, formando una compagnia composta interamente
da giovani comici di successo della fortunata trasmissione televisiva
Zelig e coinvolgendo nella messinscena un duo musicale di
straordinaria e raffinata versatilità.
L’idea nasce dalla convinzione che proprio un testo classico possa
essere il terreno ideale per artisti abituati a dare un corpo del
tutto singolare e inimitabile alle parole e ai suoni che si trovano a
interpretare.
In questa versione del Sogno, ambientata in una sorta di selva periferica
post industriale, le tradizionali gerarchie fra i personaggi
vengono sovvertite. È la compagnia dei comici artigiani a dominare
la scena, a impadronirsi a sorpresa di tutti i ruoli e a diventare il
perno essenziale attorno a cui ruota l’intera vicenda.
Lo spettacolo è dunque nel segno della fedeltà e della continuità
con Shakespeare, senza tradimenti al testo, alla sua carica vitalistica,
alle sue preziose ambiguità, alla sua fantasiosa e dirompente comicità.
Ma, nel contempo, grazie alle qualità dei protagonisti, alla
loro singolare sensibilità, all’originalità del loro stile espressivo, ne
re-inventa il linguaggio e lo smarca dal rischio della convenzione.